Protesi al seno collegate a un raro tipo di tumore: l’allarme della FDA

 

protesi-orizzontale
Il numero di casi di tumore collegati all’impianto di protesi nel seno sono in aumento. Lo ha reso noto la Food and Drug Administration (l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici) con una nota pubblicata nei giorni scorsi, nella quale si segnala che al mese di Settembre 2018 sono stati registrati in totale 457 casi (inclusi 9 decessi dal 2010) di Breast Implant Associated-Anaplastic Large Cell Lymphoma (BIA-ALCL), una rara forma di linfoma non-Hodgkin che si sviluppa nelle cellule linfatiche. Non si tratta di un cancro del tessuto mammario, ma di una patologia che ha origine nel tessuto circostante alla protesi e che in alcuni casi può diffondersi in tutto il corpo.

Ne è sorto un ampio dibattito, corredato da informazioni contrastanti, su quale tipo di protesi impiantata, in particolare, generi il BIA-ALCL. Stando a quanto riportato dalla Canadian Cancer Society, le ricerche sembrano suggerire che il rischio di contrarre tale rara forma tumorale è maggiore nei soggetti che hanno protesi testurizzate, rispetto a chi ha protesi dalla superficie liscia. Nel 2017, Health Canada rivelò di aver riscontrato 5 casi confermati di BIA-ALCL nei precedenti dieci anni e quattro di quei 5 casi riguardavano protesi testurizzate.

Al momento, la FDA sottolinea comunque che la maggior parte dei report medici ricevuti a tal riguardo non includono informazioni aggiuntive relative al tipo di protesi, il che rende difficile stabilire che tipo di impianto esattamente può considerarsi causa della BIA-ALCL o se un genere specifico di protesi sia effettivamente un fattore da considerare.

Nel frattempo, prosegue l’impegno della FDA nel sollecitare gli operatori sanitari a informarsi il più possibile sulla BIA-ALCL, in modo da essere sempre opportunamente aggiornati sulle più recenti scoperte nell’ambito dei tumori.

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